La riflessione è scaturita dopo la lettura dell’articolo di Stefano Massini su La Repubblica, Robinson libri, 15 dicembre 2019

Dopo la prima giornata in strada con l’aperossa che distribuisce libri e film d’archivio per il progetto APEBOOK dell’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico, caso vuole che oggi aprendo il giornale mi imbatta nei dati ISTAT e sulla lettura in Italia con relativi commenti.
Comunque vada, facciamo bene a scendere per strada, senza cinture di sicurezza (perché la simpatica Aperossa non le ha mai avute), a portare i libri, libri come potenti manuali di sopravvivenza.
Io dentro i libri ho conosciuto l’avventura dei viaggi per mare e nella giungla, il pregiudizio, il peccato, l’orgoglio, la guerra, il tradimento, la paura di non sapere chi sei e che farai da grande, il sesso, le risate, le classi (cercatori d’oro, principesse, operaie, minatori, orfani, sartine, puttane, marinai, isolani, soldati semplici e ufficiali), l’abbandono, le famiglie sbagliate, i maestri giusti. Non so se i libri mi abbiano salvato, sicuramente mi hanno accompagnata, facendomi sentire meno sola nei dolori, più robusta per affrontare la strada. Libri, come incontri di persone sconosciute che al momento giusto ti fanno vedere quello che serve, capire qualcosa che ti sfuggiva, dare le parole a quello che non sapevi di avere dentro, porgere un’arancia succosa quando avevi fame e sete. Non so se i libri mi abbiano salvato, ma di sicuro senza i libri sarei poverissima e triste e sola e più paurosa a lanciarmi nell’amore e nel lavoro.

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