Mi chiamo Hilda e ho 70 anni. Vengo dal Perù. Sono in Italia da 50 anni. In questa foto sono all’aeroporto, in partenza per l’Italia con i miei famigliari e le suore, a cui sono stata affidata.

La mia vita da bambina e da adolescente, in Perù, è stata bella e terribile al tempo stesso: a Pomabamba, vicino Piscobamba sulla Cordigliera delle Ande, una località molto lontana da Lima, la capitale. Vengo da un paese molto povero. Ma la mia famiglia non era povera.

Hilda con la madre e la nonna alla festa di San Giovanni Battista a Pomabamba nei primi anni cinquanta

Nel paese non c’era nulla, né luce, né strade, se non di fango, né medici o medicine. Mio padre, Carlos, era un vero diavolo. Faceva il cappellaio, era violento e picchiava sempre mia mamma, Maria Antonietta, che tutti chiamavano Antonia. Povera mamma… ha lavorato tantissimo, ha avuto 27 gravidanze! Sono rimasti vivi solo 8 figli, tra cui io.

Nel mio paese i contadini, poverissimi, masticavano le foglie secche di coca che prendevano dall’emporio dove lavoravano mamma e mio padre. Avevamo anche 800 ettari di terra, ora abbandonati… sono ancora lì e nostri. Coltivavamo patate di tutti i tipi e mais, grano, avena e frutta. In casa nostra non mancava mai il cibo.

Famiglia di Hilda. Lei bambina al centro tra la madre e il fratello. Perù 1950

Mia mamma ha lavorato anche per 11 anni nell’unico panificio del paese. Nei periodi di carestia noi avevamo provviste che potevamo distribuire ai più poveri. Mia madre regalava soprattutto alle altre madri e ai loro figli. Era una donna molto dolce e generosa. Custodiva le nostre foto e i ricordi, anche a distanza di anni scriveva piccole poesie accanto alle foto. In queste ci siamo io piccola e lei…

Da bambina non leggevo molto, anche perché non avevamo luce in casa… a scuola sì. Ma preferivo soprattutto ascoltare le fiabe, dagli insegnanti e dalla nonna. Mi piaceva molto la fiaba di Cappuccetto Rosso, che in Perù è raccontata con il puma invece del lupo.

Il momento più terribile della mia vita è stato a 8 anni, quando sono stata stuprata da mio padre.  E’ successo quando sono rimasta sola, per otto mesi, perché mia mamma era dovuta andare a curarsi a Lima, ed io sono rimasta ad accudire la mia piccola sorella di 1 anno. Io stavo con mia nonna, ma un giorno sono dovuta andare a casa a prendere lo zucchero che era finito. Entrò mio padre e chiuse la porta… Quando mio padre è morto nel 1963 io non ero triste. Tentò anche di dare fuoco a tutta la famiglia, ma grazie a mio zio fummo salvate, compresa mamma.

L’Album di Hilda. Foto di Alice

A 17 anni sono arrivata in Italia, dopo aver frequentato le superiori nel mio paese.

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Hilda negli anni sessanta ritratta insieme alle amiche nella squadra di pallavolo del liceo di Pomabamba in Perù

Il viaggio in Italia lo debbo a mio zio, che volle fortemente che io partissi e falsificò un documento mettendo la firma di mamma. In Italia pensavo di farmi suora domenicana, ma a Roma, dalle suore mi sono trovata malissimo. Era una casa religiosa a Medaglie d’Oro. Io pulivo e spesso ricevevo dagli ospiti della casa dei piccoli omaggi anche in denaro. Ma le suore mi accusarono di aver rubato e mi trattavano malissimo.

1971 sono scappata dal convento. Non avevo soldi e sono finita in questura. Lì ho incontrato una coppia mista, un italiano e una spagnola che mi hanno salvata, prendendomi con loro e mandandomi in Spagna a Madrid dai loro parenti.

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Sono stata lì 9 mesi. Poi sono tornata da loro in Italia, da Maurizio e Elsa, che avevano 3 bambini. Mi hanno di nuovo aiutata, facendomi aprire un conto con il libretto in banca. Ho frequentato il corso al Gemelli per diventare infermiera. Ora ho una pensione sociale, piccola, di 400,00 euro.

Facevo tanti altri lavori, per esempio la domestica nelle case. Un giorno con una amica siamo andate a una festa dalle suore domenicane di via Palestro. Io non volevo andare, ma lì si riunivano persone anche del mio paese e ballavano. Le suore di quella casa erano buone e lì da loro ho conosciuto mio marito, Giovanni Sassi. Era il 1976. La mia vita è cambiata grazie all’amore.

Lui lavorava come trapezista al Circo Orfei di Imola. Poi il lavoro mancò e iniziò a fare il cameriere. Mio marito mi ha amata moltissimo. Sapeva del trauma subito da bambina e seppe aspettare aspettare che fossi pronta per fare l’amore insieme, perché non ne volevo sapere. Nel 1977 ci siamo sposati e abbiamo avuto due bambini, un maschio e una femmina. Hanno frequentato entrambi il liceo scientifico. Viviamo tutti e tre insieme a Marconi. Mio marito non c’è più da parecchi anni, purtroppo. Nella foto ci sono i miei due figli e mia cognata [o la figlia di Elsa?].

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Il maschio per ora è disoccupato, mentre mia figlia lavora presso una pasticceria, ma è precaria purtroppo.

Mi piace il cinema, la prima volta ci sono andata in Italia. Anche ora leggo poco, mi piace soprattutto guardare i telefilm americani in televisione, i polizieschi, i film d’amore, ma anche i documentari naturalistici e storici. Amo guardare i film che parlano del mio paese, il Perù. Sono sempre in collegamento con i miei parenti e mio fratello mi manda spesso foto di famiglia. Sono iscritta a un gruppo su facebook della comunità del mio paese di origine e sono felice di continuare a essere in contatto con loro.

Amo venire al Centro diurno Argento vivo. Mi piace stare con gli altri ospiti del centro e con le operatrici, soprattutto rendermi utile. Amo la compagnia e sono felice di aver conosciuto tutte voi dell’Apebook e di aver lavorato con voi.

Ora posso raccontare la mia storia… sono stata aiutata anche da una psicologa. Acconsento anche alla sua pubblicazione, ormai è il passato e io sono Hilda adesso.

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